“Babbo, perché devo fare i compiti da solo se l’Intelligenza Artificiale me li fa in dieci secondi?”
È una delle frasi sull’intelligenza artificiale che oggi molti genitori si sentono rivolgere dai propri figli. Dietro questa domanda si nasconde una trasformazione epocale: strumenti in grado di rispondere, creare, progettare e decidere al posto nostro.
Queste nuove tecnologie ci costringono a interrogarci su un tema cruciale: il rischio intelligenza artificiale e minori. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di capire come usarla senza che interferisca con lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini e degli adolescenti. Perché è ormai chiaro: non è lo strumento a essere “buono” o “cattivo”, ma l’uso che ne facciamo. Ripenso con tenerezza a quando mia madre negli anni ’80 temeva che il Commodore 64 potesse “friggermi il cervello”. Oggi come ieri la chiave sta nel corretto utilizzo dei dispositivi elettronici, vediamo di capirci qualcosa assieme.
Cos’è l’intelligenza artificiale e perché fa discutere
L’intelligenza artificiale (IA) è un insieme di sistemi capaci di generare testi, immagini, soluzioni, strategie comunicative e contenuti creativi in modo quasi immediato.
Questa rapidità porta con sé potenzialità enormi, ma anche un grande punto interrogativo quando parliamo di sviluppo durante l’infanzia e l’adolescenza.
Perché?
Perché il cervello dei bambini si costruisce lentamente attraverso:
- tentativi
- errori
- esperienze reali
- tempi morti
- momenti di noia creativa
Esattamente ciò che l’IA tende ad appiattire o a saltare.
Ecco perché oggi parlare di rischio intelligenza artificiale e minori non è allarmismo, ma prevenzione.
Perché l’IA può rappresentare un rischio per bambini e adolescenti
1. Riduzione della creatività
La creatività nasce da uno sforzo mentale: immaginare, fantasticare, inventare soluzioni.
L’IA, invece, mostra il “prodotto finito” in pochissimi secondi. Se un bambino smette di immaginare perché la macchina lo fa al posto suo, rischiamo di trovarci davanti a una generazione che non allena più il pensiero divergente. Studi recenti mostrano come l’esposizione precoce a strumenti automatizzati riduca la propensione a generare idee originali.
Esempio narrativo
Immagina un bambino che ama disegnare. Scopre un’app di IA che trasforma un semplice comando in un’immagine perfetta. Il risultato è spettacolare… ma da quel momento il bambino inizia a pensare: “Perché disegnare io, se lo fa meglio lei?”
E smette di provare.
Non è colpa dell’IA. È il modo e il momento in cui viene introdotta.
2. Ostacolo allo sviluppo del problem solving
Ogni volta che un bambino o un adolescente affronta un ostacolo, il suo cervello impara:
- a pianificare
- a gestire l’incertezza
- a trovare alternative
- a tollerare la frustrazione
L’IA elimina tutto questo. Risponde, risolve, suggerisce. Subito.
Questo rischia di indebolire le funzioni esecutive, quelle stesse abilità che servono nella vita reale: studiare, organizzarsi, dialogare, negoziare, prendersi responsabilità.
Esempio narrativo
Un adolescente deve scrivere un messaggio difficile a un amico con cui ha litigato.
Invece di pensare alle parole, ai toni, alle conseguenze, chiede all’IA: “Scrivi tu un messaggio empatico per fare pace.”
Il messaggio è perfetto. Ma il ragazzo non ha imparato nulla.
3. Confronto con modelli “perfetti” e impatto sull’autostima
L’IA scrive senza errori, disegna senza incertezze, crea senza ricominciare da capo. Per molti ragazzi questo diventa un modello impossibile da raggiungere.
Alcuni possono iniziare a sentirsi “meno competenti”, “meno capaci”, “meno talentuosi” perché i loro prodotti non saranno mai veloci, impeccabili o spettacolari come quelli generati dall’algoritmo. Studi del 2023 parlano di “dipendenza cognitiva”: quando l’adolescente preferisce delegare alla macchina piuttosto che tentare.
4. Esposizione a contenuti non filtrati
L’IA, se non progettata per minori, può generare:
- contenuti violenti
- informazioni distorte
- immagini inadeguate
- linguaggi non adatti all’età
Inoltre, molti modelli non distinguono fra vera informazione e contenuti generati da altri utenti, con un rischio evidente per chi non ha ancora sviluppato gli strumenti critici adeguati.
L’IA può essere anche una risorsa?
Se da una parte l’IA comporta dei rischi, dall’altra può davvero diventare un aiuto potente quando introdotta nei tempi giusti.
Tra i benefici ci sono:
1. Supporto allo studio
Può semplificare concetti, creare esempi, costruire mappe mentali.
Per alcuni studenti con difficoltà specifiche, questo può rappresentare un vantaggio importante.
2. Stimolo alla curiosità
Alcuni adolescenti, avvicinandosi all’IA, scoprono passioni nuove: informatica, arte digitale, scrittura creativa.
3. Esercizio cognitivo
Alcune applicazioni educative potenziano:
- memoria
- logica
- capacità di ragionamento
Insomma, il problema non è l’IA: è come la inseriamo nella vita dei ragazzi.
Il principio chiave: l’IA deve amplificare, non sostituire
Se esiste una regola fondamentale, è questa: l’intelligenza artificiale va usata solo dopo che il bambino o l’adolescente ha sviluppato le competenze di base. Come la calcolatrice: prima impari a contare a mente, poi la usi per velocizzare. Se l’IA entra troppo presto, il cervello non costruisce fondamenta solide.
Quando introdurre l’IA? Linee guida pratiche per i genitori
Infanzia: evitarla completamente
In questa fase servono:
- gioco libero
- interazione reale
- errori e frustrazione
- attività creative
- movimento
L’IA non aggiunge nulla di utile. Può solo togliere stimoli naturali.
Preadolescenza: introdurla lentamente, a ”piccole dosi” con supervisione
In questa fase l’IA può:
- chiarire concetti
- aiutare a sviluppare progetti scolastici
- fornire ispirazioni
ma non deve sostituirsi al lavoro mentale dei ragazzi.
adolescenza: usarla come supporto
Qui può diventare:
- un potenziatore della creatività
- uno strumento per migliorare testi
- un aiuto per organizzare il metodo di studio
senza diventare la scorciatoia preferita.
Come ridurre i rischi in modo concreto
Per accompagnare i ragazzi in un uso sano dell’IA:
- spiegate loro come funziona davvero
- stabilite regole chiare: niente IA per compiti o messaggi personali
- stimolate la fatica sana: prima provi tu, poi miglioriamo insieme
- usate versioni con filtri per minori
- allenate l’attenzione, evitando multitasking continuo
E soprattutto: parlate con loro.
Il miglior antivirus, anche nel 2025, è sempre la relazione.
Lavorando nelle scuole secondarie su temi di educazione digitale, prevenzione e benessere, osservo ogni giorno quanto i ragazzi siano affascinati da questi strumenti ma quanto abbiano bisogno di una guida adulta. I docenti, i genitori e gli educatori sono fondamentali nel trasformare l’IA da potenziale rischio a opportunità educativa.
Prendiamo quindi in considerazione due verità assolute: Gli adolescenti non devono essere lasciati soli davanti alla tecnologia e (aimè) anche i genitori devono imparare a capirci qualcosa se vogliono essere dei punti di riferimento per i loro figli, suvvia … potreste anche trovarci dei benefici nella vita quotidiana!

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