Sindrome dell’impostore: comprenderla, affrontarla e superarla con l’aiuto della psicoterapia EMDR
Autore: Luisa Fossati​ | Psicologia Clinica | Psicologia del Lavoro
31 Luglio 2025

 

Breve storia triste

Sono le 17,00 di mercoledì, è luglio, le ferie si avvicinano. Lucia però è lì davanti al computer, immobilizzata dall’ansia all’idea che possa esserle sfuggito qualcosa. Il solo pensiero di allontanarsi dal lavoro la angoscia: teme che, proprio mentre sarà assente, emergerà un errore che rivelerà tutte le sue lacune. Immagina già colleghi e responsabili cambiare improvvisamente opinione su di lei, confermando ciò che sente da sempre: “non sono all’altezza”.

Cos’è la sindrome dell’impostore

La situazione di Lucia è un esempio vivido della sindrome dell’impostore, una condizione psicologica in cui le persone faticano a riconoscere i propri successi, attribuendoli a fattori esterni invece che alle proprie competenze. Questo porta a una costante sensazione di inadeguatezza e al timore di essere “smascherati” come incompetenti, nonostante evidenze oggettive di valore.

 

La ricerca

Recenti studi indicano che fino al 70% delle persone può sperimentare questa sindrome almeno una volta nella vita, con impatti considerevoli sulla salute mentale e sulle prestazioni lavorative, specie tra studenti universitari e professionisti. La paura di essere “scoperti” induce spesso a evitare rischi, lavorare molte ore in più, non porre limiti alle richieste degli altri: comportamenti che, nel tempo, danneggiano il benessere, rallentano la crescita e riducono le opportunità di innovazione.

Distorsioni cognitive e origine dei pensieri disfunzionali

Il cuore della sindrome è rappresentato da distorsioni cognitive che portano a sminuire le proprie abilità e a ingigantire limiti ed errori. I successi vengono percepiti come poco significativi o attribuiti al caso; gli errori, invece, come fallimenti irrecuperabili. Nel contesto lavorativo o relazionale ciò può comportare evitamento del confronto, difficoltà a dire no, paura del giudizio e comportamenti remissivi che minano l’autostima e le relazioni. Spesso queste convinzioni hanno radici profonde, costruite nel tempo attraverso esperienze familiari, scolastiche o sociali dove il valore personale era legato solo ai risultati o al giudizio altrui. L’autocritica eccessiva e aspettative elevate contribuiscono a rafforzare un’immagine di sé fragile e instabile.

Strategie di intervento

La presa in carico di queste difficoltà parte dall’identificazione delle distorsioni cognitive: riconoscere i pensieri automatici (“non sono mai all’altezza”, “gli altri sono più bravi”, “non merito i miei successi”) è il primo passo per imparare a distinguere realtà e interpretazioni soggettive. In seduta, è utile esplorare l’origine di questi pensieri, chiedendo alla persona di individuare episodi chiave nella propria storia in cui si è sentita inadeguata o non riconosciuta nel proprio valore. Nei contesti organizzativi, il focus si sposta su dati oggettivi come feedback, assessment e risultati concreti per ribilanciare la percezione di sé.

Pratiche come il diario dei successi aiutano a consolidare una base di prove reali delle competenze, mentre la riflessione periodica su successi e insuccessi facilita una valutazione più equa e realistica. La comprensione dei legami tra la storia familiare e le credenze attuali permette di acquisire consapevolezza che il senso di inadeguatezza non è un dato di realtà, ma il risultato di apprendimenti e dinamiche relazionali che possono essere rielaborate.

Il ruolo dello psicoterapeuta EMDR

Con l’EMDR, il lavoro si focalizza innanzitutto sull’analisi di ciò che scatta a livello mentale quando la persona immagina un fallimento: vengono indagate le cognizioni negative che emergono e il modo in cui sono state costruite nel tempo, esplorando esperienze e contesti traumatici ( Terapia per il trauma: efficacia, critiche e benefici reali – EMDRFirenze )di apprendimento originari. Spesso, alla base di queste convinzioni, ci sono traumi relazionali “con la t minuscola,” ( Come il Trauma influenza il presente e come funziona la terapia EMDR – EMDRFirenze ) che hanno compromesso l’autostima, come una madre imprevedibile che si mostra affettuosa solo di fronte ai successi scolastici, un padre emotivamente assente, o un clima familiare in cui il valore era condizionato all’eccellenza. Ad esempio, Lucia potrebbe aver interiorizzato l’idea che valga solo quando ottiene risultati perfetti; Marco, avendo visto il fratello umiliato per insuccessi scolastici, ha imparato che l’eccellenza è sinonimo di sicurezza; Chiara, invece, ha vissuto l’esperienza dell’accettazione tra pari come legata al rendimento scolastico. (Trauma relazionale precoce: di cosa si tratta realmente? – EMDRFirenze)

In seduta EMDR, si lavora proprio su questi ricordi fondanti e sulle emozioni collegate, favorendo una rielaborazione profonda e la costruzione di convinzioni più adattive, come la possibilità di essere accettati anche nell’imperfezione e la separazione del proprio valore personale dalle sole prestazioni.

Fonti:
Bravata D. M., et al., 2020; Cokley K., et al., 2022.