Secondo recenti ricerche la trascuratezza nell’infanzia, in tutte le sue forme, è uno dei maggiori fattori di vulnerabilità per lo sviluppo di psicopatologia in età adulta (Massullo et al, 2023). Avere fatto esperienza di un genitore non sufficientemente attento e responsivo verso i bisogni del proprio figlio può creare un ambiente che mal si presta ad uno sviluppo ottimale delle funzioni cerebrali, del corpo e delle relazioni. Un bambino trascurato è infatti un essere umano che si muove nel mondo senza avere una rappresentazione coerente di un altro suo simile in grado di proteggerlo dal pericolo, accudirlo e sostenerlo.
La trascuratezza emotiva
Quando si parla di trascuratezza emotiva, o neglect, ci si riferisce a un tipo di esperienza di accudimento in cui il genitore mostra comportamenti emotivamente distanzianti, spesso a causa della propria difficoltà a connettersi con il mondo emotivo del bambino. Questa mancata connessione tra genitore e figlio impedisce una maturazione adeguata delle funzioni cerebrali deputate alla regolazione fisiologica ed emotiva. Il bambino, attraverso ripetute esperienze di regolazione da parte del genitore, impara pian piano a regolare se stesso in modo autonomo all’interno di una relazione di fiducia e sicurezza. Quando queste esperienze non si verificano (o sono troppo poche) le conseguenze sullo sviluppo possono essere diverse, alcune anche molto gravi.
I bisogni rifiutati
Un bambino trascurato è quel bambino che impara presto a considerare i propri bisogni poco importanti, arrivando al punto di rifiutarli e non entrarci neppure in contatto. È un individuo che in situazioni di pericolo non può contare sul supporto di un genitore capace di confortarlo, sperimentando così un forte stress senza la possibilità di modularlo. Nel corso della sua crescita questo stesso bambino svilupperà strategie in grado di preservarlo dal dolore, spesso con la conseguenza di disconnettersi da se stesso, dal suo corpo e dalla sua emotività. Potrà diventare un adulto iper-autonomo, si potrà convincere di non aver bisogno della vicinanza degli altri oppure, al contrario, bramare l’affetto trovando tuttavia enorme difficoltà nel connettersi con gli altri. Una volta cresciuto l’adulto con storia di neglect potrà mostrare una marcata carenza nel riconoscimento delle proprie emozioni e di quelle altrui, fino a considerare quelle stesse emozioni superflue, trascurabili, non importanti.
Le convinzioni negative su di sé
Quando un individuo cresce in un ambiente familiare trascurante può creare una rappresentazione di se stesso come non amabile, senza valore, e avere la convinzione che gli altri lo rifiuteranno o abbandoneranno. Spesso l’adulto con storia di neglect non è affatto consapevole dei motivi sottostanti a queste convinzioni negative su di sé, altre volte anche il solo entrarci in contatto può causare una sofferenza che deve necessariamente essere respinta attraverso un controllo attivo sulla propria emotività. Come afferma Ruth Cohn (2025) “Ci vuole molta energia per tenere le emozioni sotto il coperchio, per così dire, e questo crea quantomeno agitazione”. Il tentativo di dominare un mondo interiore fatto di pensieri, emozioni, sensazioni e convinzioni negative su di sé e sugli altri, conduce spesso a sintomi psicologici di varia natura come ansia, umore depresso, somatizzazioni ecc.
Il ruolo dell’EMDR
L’EMDR, in quanto approccio terapeutico focalizzato sulla rielaborazione delle esperienze traumatiche, è un utile strumento da poter utilizzare con pazienti con storia di neglect. Come scritto sopra, la trascuratezza emotiva può causare difficoltà nel riconoscimento delle proprie e altrui emozioni, una mancata regolazione di stati emotivi travolgenti, la costruzione di convinzioni negative su di sé e una previsione negativa di essere rifiutati e/o abbandonati. L’EMDR lavora su tutti questi livelli attraverso un lavoro di raccolta della storia di vita e, in particolare, di quegli episodi del passato che hanno contribuito alla costruzione di rappresentazioni negative di sé con annesse emozioni/sensazioni disturbanti.
Riconoscere la persona con storia di trascuratezza
Attenzione però. Di frequente la persona con storia di neglect non riconosce quanto le continue esperienze di trascuratezza abbiano influito sull’idea di se stessa e sul modo di sperimentarsi nel mondo, né riconosce la natura stessa della trascuratezza emotiva. Un paziente con neglect potrebbe raccontare la propria storia di sviluppo con distacco, oppure minimizzando o normalizzando atteggiamenti parentali di trascuratezza (“eravamo una famiglia come tante”, “ho avuto un’infanzia come tutti”), o ancora idealizzando (“la mia è stata una bella infanzia”), senza tuttavia portare chiari riferimenti episodici e/o narrandosi senza una tonalità emotiva.
Nelle fasi iniziali è fondamentale quindi partire da un’indagine approfondita volta a scrutare ogni segnale di possibile neglect e fornire al paziente le informazioni necessarie per imparare a sentire/riconoscere le proprie emozioni (psicoeducazione emotiva) e prendere consapevolezza di come il neglect possa aver avuto un ruolo significativo nella sua storia di vita.
Bibliografia
– Cohn R. (2025), Teoria e clinica del neglect. Trattamento del trauma da trascuratezza infantile basato sulla teoria dell’attaccamento, Raffaello Cortina Editore
– Massullo C., De rossi E., Carbone G.A., Imperatori C., Ardito R.B., Adenzato M., Farina B. (2023), Child Maltreatment, Abuse, and Neglect: An Umbrella Review of Their Prevalence and Definitions, Clinical Neuropsychiatry Journal of Treatment Evaluation,

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