Tra vuoto e desiderio: l’uso di sostanze nella regolazione emotiva e le possibilità terapeutiche

Scritto da: Ilaria Rusignuolo
il 15 Mar 2026

Introduzione

Nella pratica clinica contemporanea è sempre più frequente incontrare persone che utilizzano sostanze psicoattive non soltanto come modalità di fuga dalla sofferenza, ma anche come strumenti per modulare l’esperienza relazionale, emotiva e corporea. In alcuni casi, la sostanza e in particolare la cocaina, viene impiegata per attenuare e regolare stati interni difficili da tollerare come il senso di vuoto o la solitudine mentre in altri viene utilizzata per intensificare l’esperienza sessuale fino ad assumere la funzione di amplificatore dell’esperienza erotica

Quando un paziente adulto, intorno ai cinquanta anni, riferisce di fare uso di cocaina per evitare il senso di vuoto interno e per intensificare l’esperienza sessuale, il clinico si trova di fronte a un quadro complesso che non può essere ridotto alla semplice dimensione della dipendenza. In tali situazioni la sostanza diventa spesso una strategia di regolazione affettiva, una soluzione adattiva, per quanto disfunzionale, a vissuti profondi di solitudine, vergogna, dissociazione corporea o difficoltà nell’intimità.

All’interno di questo scenario, l’intervento psicoterapeutico basato su Eye Movement Desensitization and Reprocessing può offrire strumenti particolarmente efficaci per intervenire sulle reti mnestiche e affettive che sostengono il comportamento di uso della sostanza ma non si limita a trattare il sintomo e mira a trasformare i nuclei emotivi e relazionali che rendono necessario il ricorso alla cocaina.

Questo articolo propone una riflessione clinica sul rapporto tra vuoto interno, sessualità e uso di sostanze, delineando alcune possibili linee di intervento terapeutico attraverso l’EMDR.

Cocaina e sessualità: una funzione regolatoria

Nel discorso clinico sulle dipendenze, il comportamento di uso di sostanze viene spesso interpretato come espressione di un deficit di controllo o come ricerca compulsiva di piacere. Tuttavia, numerose osservazioni psicodinamiche e neuroscientifiche suggeriscono una lettura più articolata: la sostanza può rappresentare una modalità di autoregolazione emotiva.

Nel caso della cocaina, gli effetti neuropsicologici sono particolarmente rilevanti. L’aumento della dopamina e della noradrenalina determina sensazioni di energia, sicurezza, eccitazione e disinibizione. Sul piano soggettivo, ciò può tradursi in un incremento della percezione di potenza, desiderabilità e vitalità corporea.

Quando questi effetti vengono associati all’esperienza sessuale, la sostanza può assumere una funzione di amplificazione. L’individuo sperimenta una forma di intensità che può apparire difficilmente raggiungibile nello stato di coscienza ordinario. La cocaina diventa così una sorta di “protesi psichica” che sostiene il desiderio, la performance e il coinvolgimento emotivo.

Tuttavia, tale intensificazione è spesso accompagnata da un paradosso: l’esperienza può risultare più eccitante sul piano sensoriale, ma allo stesso tempo meno integrata emotivamente. La sostanza agisce come catalizzatore dell’eccitazione ma può ridurre la capacità di contatto autentico con sé e con l’altro.

Il vuoto interno come esperienza affettiva

Uno degli elementi che emergono con maggiore frequenza nei racconti clinici di persone che utilizzano sostanze è il senso di vuoto interno. Questa esperienza, spesso difficile da descrivere con precisione, non coincide necessariamente con la depressione nel senso classico del termine.

Il vuoto può manifestarsi come una sensazione di mancanza di vitalità, una difficoltà a percepire emozioni piene o un senso persistente di disconnessione dal proprio corpo. Alcuni pazienti lo descrivono come un’assenza di significato, altri come una solitudine profonda o come la percezione di non avere un centro interno stabile.

Dal punto di vista psicodinamico, tale esperienza è stata spesso collegata a carenze nelle prime relazioni di attaccamento. Winnicott (1965) ha descritto come l’assenza di un ambiente sufficientemente sintonizzato possa ostacolare la formazione di un senso di continuità dell’essere. Analogamente, la teoria dell’attaccamento elaborata da Bowlby (1988) sottolinea il ruolo delle esperienze relazionali precoci nello sviluppo della regolazione emotiva.

Quando tali esperienze risultano fragili o traumatiche, l’individuo può sviluppare strategie di compensazione. L’uso di sostanze può diventare una di queste strategie: una modalità per riempire temporaneamente il vuoto o per generare sensazioni di intensità che contrastano l’apatia interna.

La costruzione di un apprendimento associativo

Quando sesso e sostanza vengono sperimentati insieme, il cervello può costruire una forte associazione tra i due stimoli. L’esperienza intensa prodotta dalla cocaina diventa un potente rinforzo che rafforza il legame tra eccitazione sessuale e uso della sostanza.

Nel tempo si crea una rete di memoria in cui desiderio, piacere, contatto corporeo e cocaina risultano strettamente connessi. In queste condizioni l’individuo può iniziare a percepire la sostanza come indispensabile per vivere pienamente la sessualità.

Questa dinamica è spesso accompagnata da credenze implicite come:

“Senza la sostanza non sono abbastanza eccitante.”

“Solo così posso essere davvero desiderabile.”

“La sessualità senza cocaina è vuota.”

Dal punto di vista neuropsicologico, queste credenze non sono soltanto pensieri coscienti, ma elementi di una rete emotiva e sensoriale che influenza il comportamento.

Il modello di intervento dell’EMDR

La psicoterapia EMDR mira a favorire l’integrazione delle memorie traumatiche o altamente stressanti che possono rimanere immagazzinate in modo disfunzionale permettendo alla persona di rielaborarle e di modificarne l’impatto emotivo.

Nel contesto dell’uso di sostanze, questo lavoro può riguardare diversi livelli dell’esperienza psicologica., permettendo alla persona di rielaborarle in modo più adattivo. Nel caso dell’uso di cocaina associato alla sessualità, il lavoro terapeutico può concentrarsi su diversi livelli di esperienza: memorie traumatiche, credenze negative su di sé, associazioni tra sostanza ed eccitazione e trigger contemporanei che attivano il craving.

Una delle fasi più importanti del lavoro con EMDR consiste nell’identificazione dei target, ovvero delle esperienze specifiche che verranno rielaborate nel processo terapeutico e nel caso appena accennato, i target possono appartenere a diverse categorie come:

  • Esperienze precoci di trascuratezza o solitudine.

Molte persone che riferiscono un senso cronico di vuoto presentano nella propria storia relazioni primarie caratterizzate da scarsa sintonizzazione emotiva. Il lavoro su queste memorie può contribuire a modificare le credenze di fondo sulla propria amabilità.

  • Esperienze traumatiche legate all’identità sessuale.

Episodi di umiliazione, bullismo o rifiuto possono avere lasciato tracce profonde nella percezione di sé. La rielaborazione di tali eventi può ridurre la vergogna interiorizzata.

  • Prime esperienze di sesso associate alla cocaina.

Individuare il momento in cui la sostanza è stata per la prima volta collegata all’eccitazione sessuale può rivelarsi particolarmente utile. Questi episodi spesso rappresentano nodi centrali della rete mnestica.

  • Situazioni recenti di craving.

Trigger contemporanei, come l’uso di applicazioni di incontri o momenti di solitudine, possono essere utilizzati come target per ridurre l’attivazione emotiva che precede l’uso della sostanza.

Il lavoro sul craving

Nel trattamento delle dipendenze è stato sviluppato anche il CravEx Protocol, un protocollo specifico orientato alla riduzione del craving. Questo approccio permette di lavorare sulle immagini mentali, sulle sensazioni corporee e sui ricordi associati al desiderio della sostanza. Attraverso il processamento delle memorie legate alla gratificazione, l’intensità del craving può progressivamente ridursi.

Il lavoro non si limita a diminuire il desiderio della sostanza, ma favorisce la costruzione di nuove modalità di regolazione emotiva. In questo modo la persona può imparare a tollerare stati interni difficili senza ricorrere automaticamente all’uso di cocaina.

E poi il lavoro sulle parti interne..

Un elemento spesso utile nel trattamento delle dipendenze consiste nell’esplorazione delle diverse “parti” della personalità che partecipano al comportamento di uso della sostanza. Molti pazienti descrivono la presenza di una parte che cerca eccitazione e libertà, una parte che teme la solitudine e un’altra che prova vergogna o senso di colpa. La cocaina può rappresentare lo strumento attraverso cui alcune di queste parti cercano di proteggere l’individuo dal dolore emotivo.

Nel contesto dell’EMDR, il riconoscimento di tali parti permette di lavorare sulle memorie che le sostengono e di favorire una maggiore integrazione interna.

La costruzione di nuove esperienze interne

Un aspetto fondamentale del trattamento consiste nell’immaginare e costruire scenari futuri in cui l’esperienza sessuale e relazionale possa essere vissuta senza il supporto della sostanza.

Questo lavoro può includere la visualizzazione di situazioni di intimità, la capacità di tollerare la vulnerabilità emotiva e il recupero di una relazione più autentica con il proprio corpo. Attraverso l’installazione di template futuri, l’EMDR aiuta il paziente a sviluppare nuove aspettative su di sé e sulle proprie possibilità relazionali.

Conclusioni

L’uso di sostanze associato alla sessualità e alla regolazione emotiva rappresenta un fenomeno complesso che richiede una comprensione clinica articolata. Quando l’uso di sostanze si intreccia con il desiderio e con il tentativo di colmare un senso di vuoto interno, non siamo semplicemente di fronte a un comportamento da correggere, ma a un linguaggio della sofferenza che chiede di essere compreso. La sostanza può diventare, per un tempo, una risposta illusoria alla necessità profonda di sentirsi vivi, presenti nel proprio corpo e riconosciuti nella relazione. Il lavoro psicoterapeutico permette di avvicinarsi a quel vuoto senza esserne sopraffatti, trasformandolo progressivamente in uno spazio di ascolto e di integrazione. Attraverso percorsi come la terapia EMDR, diventa possibile rielaborare le memorie che sostengono la sofferenza e restituire alla persona la possibilità di abitare il desiderio, il piacere e l’intimità senza il bisogno di sostegni chimici.

In questo senso, il percorso terapeutico non si limita a ridurre un comportamento, ma apre la strada a una riconnessione più autentica con la propria esperienza emotiva e corporea: un modo nuovo, e più libero, di sentirsi vivi.

Bibliografia Essenziale

Bowlby, J. (1988). A Secure Base: Parent-Child Attachment and Healthy Human Development. New York: Basic Books.

Winnicott, D. (1965). The Maturational Processes and the Facilitating Environment. London: Hogarth Press.

Khantzian, E.J. (2012). Reflections on Treating Addictions: A Psychodynamic Perspective. American Journal of Addictions.

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