L’IMPORTANZA DELLA VALIDAZIONE IN PSICOTERAPIA

Scritto da: Federica Fiorilli
il 30 Apr 2026

Quando una persona decide di intraprendere un percorso terapeutico spesso è motivata dal desiderio di liberarsi dei sintomi che le causano profondo disagio in una o più sfere della vita. Alcuni riferiscono sintomi ansiosi oppure stati di umore depresso, possono lamentarsi di alcuni comportamenti discontrollati o avere problematiche di natura relazionale. Qualsiasi sia il motivo che porta un individuo ad affidarsi a un professionista della salute mentale, il primo passo è quello di aiutarlo a ridefinire i propri sintomi. Spesso infatti i sintomi sono conseguenze di tentativi di adattamento a un ambiente disfunzionale, o del collasso di strategie utilizzate in passato come modalità di sopravvivenza.

Da categorie patologiche a modalità di funzionamento

Sebbene le categorie diagnostiche siano utili e fondamentali per indirizzare il trattamento, talvolta possono rendere ostico il processo di accettazione della propria sofferenza. Prendiamo il caso di un paziente che soffre di un disturbo alimentare o che ne abbia sofferto in passato. Se ci limitassimo a categorizzare, anziché approfondire, come quel determinato sintomo si è inserito nella storia di vita, rischieremmo di perdere informazioni importanti e utili per strutturare un percorso ad hoc che sia effettivamente efficace. Quel disturbo alimentare potrebbe, ad esempio, essere stato un modo per gestire una sofferenza non vista e celata dietro a un comportamento patologico. Tale visione porrebbe dunque l’accento sul fatto che quegli stessi sintomi alimentari possono aver rappresentato un tentativo di regolare degli stati emotivi intollerabili più che costituire una psicopatologia a sé stante. Ecco che allora l’atto terapeutico della validazione diventa essenziale, spesso prioritario.

La validazione come atto terapeutico necessario

Molte persone che soffrono di disturbi psichiatrici provengono da storia di sviluppo traumatiche. Per trauma, in questo caso, dobbiamo intendere un processo di sviluppo in ambienti ostili, sia in senso abusante sia nel caso di mancanza di supporto e autentica vicinanza e protezione da parte delle figure di riferimento durante la crescita. La trascuratezza emotiva (neglect), in tutte le sue forme, è un fattore cruciale per lo sviluppo di psicopatologia in età adulta e molte ricerche sono concordi nel ritenere che aver ricevuto cure adeguate nel corso della prima infanzia rappresenti invece un fattore protettivo nell’arco della vita. Il processo di raccolta della storia di vita consente al clinico di individuare i fattori predisponenti e quelli protettivi del paziente, le risorse e le aree di vulnerabilità, il tutto guidato da un atteggiamento empatico e validante.

Cosa si intende per “validazione”

La validazione è l’atto terapeutico attraverso cui aiutiamo il paziente a comprendere a fondo la sua sofferenza, senza critica, e darne quindi un significato diverso che va oltre l’etichetta diagnostica o gli autogiudizi negativi. Porre attenzione al fatto che il corpo e la mente si adattano all’ambiente in cui sono immersi allo scopo fondamentale della sopravvivenza, può consentire all’individuo di porre i propri sintomi sotto una luce diversa, impegnandosi a ridurre la propria sofferenza senza tuttavia giudicarla e mantenendo così un atteggiamento curioso e compassionevole durante il percorso di terapia.

Sintomi e regolazione

Tornando all’esempio del paziente con disturbo alimentare, noi clinici dovremmo chiederci a che cosa è servito quel determinato comportamento disfunzionale (es: condotte restrittive come nel caso dell’anoressia nervosa, oppure condotte discontrollate come nel caso del binge eating), allo scopo di assistere la persona nel percorso di riduzione dei sintomi, mantenendo tuttavia il focus sul significato profondo che quel disturbo ha, o ha avuto, per il paziente. Spesso nell’indagine della storia del sintomo (quando è comparso, per quanto tempo, se ci sono stati momenti di remissione parziale ecc.) comprendiamo quanto esso sia stato un ausilio per la regolazione emotiva quando magari il paziente percepiva di non avere alternative di gestione. O assenza di cure e supporto adeguati.

Psicopatologia e sopravvivenza

Gli attuali sistemi diagnostici sono indispensabili per il lavoro clinico poiché consentono una comunicazione efficace tra professionisti sanitari in aree di intervento differenti. Consentono inoltre di dare una spiegazione al malessere e molte persone trovano sollievo nel ricevere una diagnosi. Poter contare su sistemi diagnostici sempre in continua revisione non solo è utile ma necessario. Tuttavia occorre ricordare quanto qualsiasi manifestazione psicopatologica sia da ridefinire in termini evolutivi, in particolare in termini di spinta motivazionale dell’uomo, in quanto mammifero, alla sopravvivenza. Spesso l’uomo (mammifero) può utilizzare strategie di coping disfunzionale che sono sorrette e mantenute da convinzioni negative su di sé, gli altri e sul mondo.

Raccolta e validazione

Senza una adeguata indagine sulla storia di vita la diagnosi rimane solo un’etichetta, importante ma non esaustiva. Raccogliere la storia di vita, validarne i vissuti e condividere assieme al paziente il modo in cui ha funzionato in passato e funziona nella sua quotidianità, permette di impostare un percorso mirato e concordato nella stanza di terapia, gettando le basi per una solida alleanza terapeutica.

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